Roma, 1 lug – Per ora sono solo dichiarazioni estemporanee e pensieri in libertà, ma se a farle sono membri del governo (e non di secondo piano), allora la sostanza cambia. E si potrebbe così riaprire lo spiraglio per la ricostituzione del Corpo Forestale dello Stato.

In tempi di vacche magre e di austerità che incombe sempre sottotraccia, riprendere in mano un dossier che tornerebbe ad ampliare le articolazioni dell’amministrazione statale sembra un’eresia. Un po’ meno se si pensa ad una riforma – la Madia – nata male e sviluppata peggio, che fra le altre cose ha, per l’appunto, cancellato con un tratto di penna quasi 200 anni di storia della Forestale, smembrata dal 1° gennaio 2017 e accorpata all’Arma Carabinieri.

Il dibattito si è riacceso in questi giorni. Ad aprire le danze è stato il ministro della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno, che non ha usato mezzo termini definendo un “fallimento” la scelta di sopprimente il Corpo. Parole alle quali sono seguite quelle del titolare del dicastero dll’Agricoltura (da cui la Forestale dipendeva) Gian Marco Centinaio, che ha espresso molte perplessità sulla riforma condotta dal precedente esecutivo. Saltano ancora  agli occhi di tutti le immagini dei boschi in fiamme nell’estate 2017, con i mezzi aerei antincendio un tempo dei forestali bloccati a terra a causa di problemi di natura burocratica. “La riforma del Corpo Forestale dello Stato è un gravissimo errore al quale è necessario porre subito rimedio. Occorre ricomporre in un unico organo di polizia ambientale, così come già erano nella Forestale, tutte le funzioni di prevenzione e controllo in materia ambientale e agroalimentare. Serve un immediato cambio di rotta per ricostruire la mission del Corpo Forestale”, ha chiosato il ministro per i rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro.

Da qui a ricostituire il Corpo, tuttavia, il passo non è per niente breve. Serve anzitutto attendere la Corte Costituzionale, chiamata ad esprimersi sul ricorso presentano dal Tar dell’Abruzzo che ne ha sollecitato l’intervento in merito ad una possibile violazione del principio di autodeterminazione: i forestali sono infatti passati da forza civile a forza militare (i Carabinieri) senza però alcuna libertà di scelta. Un’eventuale sentenza favorevole da parte della Consulta potrebbe aprire scenari fino ad oggi insperati.

Nicola Mattei

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