Berlino, 19 giu – Nulla è ancora ufficiale, ma sembrerebbe proprio che la Germania abbia scelto l’Eurofighter Typhoon in sostituzione dei suoi MRCA Tornado. E sono in molti a seguire con attenzione la vicenda poiché si tratterebbe di una vera e propria manna per il comparto industriale europeo ed italiano.

Il Tornado, meglio conosciuto come Tornado MRCA (Multi Role Combat Aircraft) è un caccia bombardiere con ala a geometria variabile. Costruito in pieno clima da Guerra Fredda, il velivolo è stato progettato per penetrare a bassissima quota e ad altissima velocità seguendo il profilo del terreno (modalità Terrain Following, CTF) il territorio nemico (leggasi sovietico), eludendo radar e difese aeree per poi colpire, con il proprio carico bellico (convenzionale e nucleare) l’obiettivo. Questo profilo di missione sta però via via perdendo di significato nei nuovi scenari operativi e con l’avanzare della tecnologia di difesa aerea. Il programma è sviluppato e costruito da Panavia, un consorzio formato da British Aerospace (Inghilterra), Airbus Germany (Germania) e Leonardo (allora Finmeccanica, Italia). Storico programma di successo, il primo volo avvenne il 14 agosto 1974, il velivolo è stato utilizzato in diversi scenari operativi come la guerra del Golfo.

La flotta tedesca è composta da 93 velivoli: 64 nella versione IDS (Interdiction and Strike) e 29 ECR (Electronic Combat/ Reconnaissanceed). Il Tornado è anche l’unico velivolo, in possesso alla Germania, qualificato al Nuclear Strike (con le bombe statunitensi B-61). I continui tagli hanno però ridotto ai minimi termini le capacità operative della Luftwaffe. Ad oggi infatti, i velivoli operativi sono molti meno e difficilmente potrebbero partecipare ad una futura operazione in ambito Nato. Lo conferma il quotidiano Der Spiegel che lo scorso aprile ha pubblicato un rapporto confidenziale del Ministero della Difesa tedesco.

“La flotta Tornado dovrebbe essere immediatamente modernizzata. Fondamentalmente è a rischio la prontezza operativa del sistema d’arma. Ad oggi non è stato possibile realizzare ed installare sul caccia multiruolo un sistema crittografato che garantisse un trasferimento sicuro dei dati. Il sistema di comunicazione non soddisfa gli standard attuali ed è ormai totalmente obsoleto. Per la sola modernizzazione del sistema di comunicazione sono richiesti milioni di euro, tuttavia non è chiaro se l’aggiornamento sia tecnicamente fattibile. Ciò significa che i 93 Tornado delle Forze Armate tedesche non potrebbero prendere parte alle future missioni della NATO. Il sistema di comunicazione criptato – si legge nel documento – è obbligatorio in tutte le missioni internazionali dell’Alleanza. I Tornado tedeschi sono privi del sistema IFF (identification friend or foe), dispositivo automatico di riconoscimento amico-nemico. L’installazione di tali dispositivi nella flotta Tornado previsto entro il 2019 non è più fattibile. Tuttavia da quell’anno saranno obbligatorie diverse nuove tecnologie all’interno della NATO”.

E’ evidente, il tempo è un lusso che i vertici della Bundeswehr non possono più permettersi. I velivoli verranno infatti radiati dal 2025 ed occorre trovare un valido sostituto. Scartata l’opzione F-35, entra quindi in gioco l’Eurofighter. Il Bundeswehr ne opera oggi 130, incrementando il numero di macchine si potrebbe tranquillamente integrare le capacità del Tornado e sostituirle senza alcuna interruzione. Inoltre, utilizzando lo stesso tipo di velivolo si otterrebbe, grazie all’ economia di scala, una considerevole riduzione del costo per ora di volo.

“L’Eurofighter costituisce già la spina dorsale dell’aeronautica tedesca e rappresenta l’opzione più logica per adottare le capacità del Tornado nel medio termine”, dichiarò per l’occasione Bernhard Brenner, Head of Marketing & Sales Airbus Defence and Space. “Abbiamo un aereo eccellente e la sua produzione garantisce un importante know-how alla Germania e capacità sovrane all’Europa nel settore della difesa”.

Appaiono a questo punto evidenti le grosse opportunità aperte dall’eventuale approvazione di questa commessa. In primo luogo il programma, grazie alle nuove caratteristiche, fornirebbe una valida alternativa all’acquisizione degli F-35 di cui, inutile negarlo, non avremmo mai libera gestione. Non stiamo affermando di aver soppiantato la necessità di un caccia di quinta generazione e delle relative capacità, ma semplicemente di aver guadagnato tempo per aprire eventuali porte ad un programma europeo in cui però l’Italia fatica ad entrare da protagonista.

E’ lo stesso Volker Paltzo, ceo Eurofighter Jagdflugzeug GmbH ad affermare che l’EFA, grazie ai nuovi sviluppi in programma, “costituirà la base tecnologica per il caccia europeo di nuova generazione”. Ma è il ritorno industriale, l’aspetto sicuramente più interessante per l’Italia. Leonardo ha, tramite la Divisione Velivoli, una quota del 19%, che sale a circa il 36% se si considera il ruolo delle altre divisioni soprattutto nel settore dell’avionica e dell’elettronica. Cerchiamo di dare alcuni esempi.

Sicuramente occorrerà operare sul sistema propulsivo, FADEC (Full Authority Digital Engine Control” in primis, per adattarlo ai nuovi profili di missione ed a soluzioni per incrementarne l’autonomia. Occorrerà rivedere il sistema radar, optando per il CAPTOR-E ed aggiornare gli altri sistemi per garantire la completa compatibilità ed evitare interferenze. E’ noto infatti che il nuovo sistema ha anche capacità di guerra elettronica che operano in modo integrato con le funzionalità offerte dal DAS (Defence Aid System) per ottimizzare le prestazioni della macchina nel suo complesso.

La fetta italiana della torta potrebbe poi non essere solo per Leonardo. In ottica di sostituire anche la versione ECR, occorrerà dotare il velivolo di un escort jammer che, volendo escludere le soluzioni americane ed israeliane, potrebbe far entrare nella partita Elettronica ed il suo EDGE.

Certo il punto cardine per smarcarsi dall’F-35 ed implementare una soluzione europea rimane la certificazione per l’impiego della B-61, ma la torta è ghiotta e non possiamo concederci il lusso di perdere l’occasione.

Aldo Campiglio

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