Roma, 16 giu – La vicenda dell’Aquarius non sembra destinata ad essere un caso isolato, una forzatura “una tantum” giusto da poterla spendere sul piano internazionale. Ne è sicuro il ministro degli Interni, Matteo Salvini, il quale avvisa le Ong pronte a puntare all’Italia che troveranno ancora una volta i nostri porti chiusi.

“Mentre la nave della Ong Aquarius naviga verso la Spagna (arrivo previsto domani mattina) altre due navi di Ong con bandiera dell’Olanda (Lifeline e Seefuchs) sono arrivate al largo delle coste della Libia, in attesa del loro carico di esseri umani abbandonati dagli scafisti. Sappiano questi signori che l’Italia non vuole più essere complice del business dell’immigrazione clandestina, e quindi dovranno cercarsi altri porti (non italiani) dove dirigersi. Da ministro e da papà, lo faccio per il bene di tutti”, ha scritto il leader della Lega in un post su facebook.

L’annuncio è chiaro: se organizzazioni private vogliono incrociare al largo della Libia e – in barba alle convenzioni internazionali, al netto poi di rapporti mai chiariti con i trafficanti di esseri umani – fare poi rotta verso l’Italia, non troveranno da parte del governo alcuna sponda alla loro attività. Questo a prescindere dagli immigrati a bordo (la tedesca Lifeline ne ha caricati questa notte 118, fra i quali 14 donne, 4 bambini e un neonato, mentre la Seefuchs sta conducendo operazioni in queste ore), i quali dovranno dunque trovare un altro approdo. Magari ancora la Spagna, dove dopo 7 giorni di navigazione è giunta l’Aquarius che si appresta ad attraccare al porto di Valencia. Oppure la Francia, che Salvini ieri ha provocatoriamente – ma non troppo, stante l’incontro in corso a Parigi fra il premier Conte e il presidente Macron – indicato come potenziale destinazione: “Se oltre alle scuse aprisse i porti francesi a due o tre barconi apprezzerei ancora più le scuse”, ha spiegato.

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